Internet. WWW . World Wide Web. Una
ragnatela tutta intorno al mondo. Fatta di collegamenti che ci unisce,
gli uni con gli altri.
Un “luogo” che fisicamente non esiste, se
non nella nostra mente, dove poter amplificare le sensazioni
conosciute e provarne di nuove.
Ma alla fin fine tutti cercano sempre lo stesso, quello che loro piace.
Non importa cosa sia: barzellette,
pornografia, come arricchirsi, motociclette, sfogare la rabbia,
videogames, trovare autostima, un lavoro, l’amore della vita, guardare
video di gatti, ingannare il tempo, leggere, relax, esibirsi, la parola
di Dio, il modo di fare successo, dove fare il prossimo
viaggio,sbirciare le foto sui social…
Accendiamo il nostro telefonino,
scarichiamo (pagando il gestore telefonico) mediante connessione la app
che ci dicono gli amici o, in uno slancio di curiosità, accediamo alla
ricerca su Internet , con un rassicurante tasto di “lente di
ingrandimento”…
Si.. ok…. la nostra politica sui cookies…. blablabla… accetta… accetta , si ho capito….ok andiamo avanti.
Alla prima ricerca scriviamo “ricetta amatriciana”… TAAAC.
Il nostro telefonino, magari un Samsung,
comunica le parole “ricetta”+”matriciana” al motore di ricerca
predefinito , ad esempio Google, che cerca fra miliardi di miliardi di
pagine dei risultati che siano inerenti alla vostra ricerca e qui si
compie la magia: compaiono pagine e pagine su tutte le possibili ricette
e centinaia di piatti fumanti di pasta.
Ma la magia vera non è quella che ci si
para davanti, bensì quella che regaliamo a terze persone! Infatti,
lasciando tutte le impostazioni cosi come sono nei telefoni cellulari,
sui PC e sui tablet, la nostra ricerca viene non solo memorizzata negli
archivi immensi dei motori di ricerca ma la risposta (i siti web
visitati) lasciano una traccia sul nostro dispositivo, chiamiamo questa
traccia “cookie” (biscotto). Sul loro preciso significato rimando a quello che dice il Garante della Privacy.
E’ una magia! perchè se adesso spegniamo
il telefonino, o andiamo su facebook o leggiamo la posta…. avremo
ristoranti e piatti di matriciana che compaiono ovunque in ogni pagina
web aperta!!!!!
A scopo di “profilazione commerciale” il
nostro motore di ricerca (a noi gratuito) vende a società commerciali
(che gli pagano profumatamente la informazione) con profitti enormi, una
cui parte finisce ai cosidetti “providers” ovvero i fornitori di
connessione e, quindi, della vostra identità (e posizione ed altro) che
noi paghiamo con tariffe mensili che ci garantiscono telefonate
(criptate ma poi intercettabili in caso di richiesta da Polizia Postale)
SMS (idem) e connessione con un INDIRIZZO IP , tabulato che tira fuori
più o meno, su richiesta, unaquantità enorme di cose del genere
(semplificando):
giorno 03/11/2016 ore 23:03 indirizzo
IP:87.74.112.105 [telefonino di Mario Rossi] ha visitato indirizzo IP:
94.78.65.144 [www.ricettematriciana.it]
Da questo momento il cookie è attaccato
al nostro culo e ci influenzerà tutto il materiale multimediale
proiettato sul nostro schermo.
Informazione questa che rimane anonima
nell’enorme banca dati del nostro Provider (TELECOM; VODAFONE; FASTWEB;
WIND; INFOSTRADA; H3G etc etc etc)
E fin qui tutto ok
Ma se cerchiamo”Donald Trump”, “ISIS”,
“Movimento 5 Stelle” , “Nazismo”, “come fabbricare una bomba” etc i
nostri fornitori di servizi sono tenuti a comunicarlo al migliore
offerente? Con la quantità di dati a disposizione in un enorme flusso
mondiale, con un click è possibile da parte di chi ha accesso a tali
informazioni a poter INDIVIDUARE, RAGGRUPPARE, LOCALIZZARE oggi,
INFLUENZARE, PILOTARE domani, INCRIMINARE E GIUDICARE poi un singolo, un
gruppo di persone, tutti i sostenitori di un politico, il terrorista
cane sciolto.
Facebook e WhatsApp si scambiano i dati in un mondo dove la corruzione denunciata è la punta di iceberg di quella segreta.
Assange e Snowden stanno arricchendo la consapevolezza di cio’, ma sono considerati pericolosi e tenuti “sotto chiave” .
Big Data=Big Money è un
detto che va molto nel settore IT, la raccolta dati è continua, a basso
prezzo (per i commerciali o speculatori del settore), inconsapevole (da
parte dell’utente)… fino a quando? è possibile da parte di terzi
accedervi per scopi futuri?
Minority Report e Psicopolizia sono
termini da racconto fantascentifico, ma studiando i dati del passato
possiamo davvero prevedere il comportamento di un singolo o di gruppi
del futuro?
Quindi la questione è questa: paghiamo
(ad oggi) diciamo 15 euro al mese ad un gestore che vende a chissà
quanto la nostra vita privata e anche quella “segreta”, con la
illlusione di poter vivere in un mondo migliore, arricchito, “aumentato”
di informazioni, ma comunque sempre informazioni che sono: sensibili,
pilotate e finalizzate a far comprare un prodotto.
O a venire improvvisamente arrestato per
pirateria informatica per aver visto una partita di calcio in streaming o
perchè vostro figlio ha involntariamente cliccato un banner
pubblicitario di un sito pedopornografico.
Sul web Tutto è concesso.
Ma la libertà che si respirava negli anni
’90 è diventata la fortuna di pochi che hanno la possiblità di stare
nella stanza dei bottoni.
Una parte della New Economy è basata sull’ inganno frutto della dilagante ignoranza tecnologia degli utenti finali.
Pokemon GO è il gioco più giocato di sempre, con milioni di persone in giro per il mondo alla ricerca di pupazzi virtuali.
Vorrei tanto sedere davanti al monitor
della Videogames House Nintendo e vedere quanti umani riesco a
collezionare, mentre li vedo muoversi avanti e dietro sulla mappa del
mondo e che posso spostare buttando un pò di gadget qua e la.. .
Pensate in grande.
Osservate le persone cosa fanno nella vita reale.
Giocate ad un livello superiore.
Giocate a WebWorld.
[N.B. : pensiero scritto in 3 minuti durante una fase di insonnia…]
In apparente contraddizione, ma
naturale evoluzione a quanto precedentemente esposto negli articoli
precedenti, l’utilizzo smodato delle apparecchiature di
telecomunicazioni “in tempo reale” può comunque portare a considerevoli
cali della qualità della vita.
Francesco Galgani
è un blogger che affronta in maniera semplice e lucida tale
problematica ed invito ad una lettura del suo pensiero per una
riflessione in proposito, invito questo rivolto alle persone che
difficilmente riescono a “staccarsi” dal proprio smartphone ma comunque
avvertono una sorta di disagio dal suo utilizzo troppo frequente.
Di seguito riporto alcuni passaggi del suo blog.
Dire che il cellulare è un telefono è un’affermazione impropria e riduttiva. In realtà è un nuovo strumento di comunicazione personale,
che ha – accanto a molte altre potenzialità – alcune forme di
utilizzazione tipiche del telefono; per questo è chiamato telefonino,
telefono cellulare, cellulare o smartphone (quest’ultimo termine
letteralmente significa “telefono intelligente”, lo smartphone unisce
alle caratteristiche di un telefono cellulare le potenzialità di un
piccolo computer con fotocamera, videocamera, servizio GPS, presenza di
un sistema operativo completo, autonomo e personalizzabile con una vasta
scelta di applicativi disponibili, normalmente dotato di un
collegamento a Internet continuo ed efficiente).
La storia del telefono cellulare è sintetizzabile con il termine “invasione”: in Italia è arrivato nel 1990, inizialmente averne uno era una rarità. Secondo statistiche recenti
(2014), con una popolazione di 61,5 milioni di abitanti, l’Italia ha
35,5 milioni utenti Internet, 26 milioni di utenti Facebook attivi e ben
97 milioni di abbonamenti mobile attivi, il 58% in più rispetto al
totale della popolazione, ossia una persona su due ha due SIM. E’ da
sottolineare che, almeno in Italia, per una parte significativa della
popolazione, lo smartphone ha rappresentato il primo strumento (e a
volte unico) di accesso a Internet.
Teoria dell’obbligatorietà della connessione in mobilità
Dal punto di vista della Psicologia della Comunicazione, è fondamentale osservare che il cellulare è di fatto l’interfaccia mobile e personale
che consente al singolo, ovunque si trovi, di essere in rete. Di
conseguenza è difficile intravedere limiti al suo sviluppo: tutto ciò
che è e sarà disponibile in Internet è e sarà gestibile tramite il
cellulare. A questa osservazione ne andrebbe aggiunta anche un’altra: la
pervasività e onnipresenza del telefonino porta alla costruzione di una
certa realtà sociale, ma al tempo stesso la realtà sociale condiziona
significativamente la libertà di uso o non uso di tale strumento e dei
mondi ad esso collegati (social networks e strumenti di messaggistica in primis), sancendo di fatto un’esclusione sociale verso chi non lo usa e altri problemi relazionali. Se a questo si aggiunge che la solitudine è uno stato d’animo crescente nelle società ipertecnologiche, è evidente che il ruolo sociale del telefonino, divenuto anche “strumento di pseudo-contattoriempitivo di vuoti interiori“, è sufficiente a motivarne l’uso, da un punto di vista soggettivo, a prescindere dai risvolti negativi ad esso collegati, tra cui:
Il marketing esasperato che fa di tutto
per spingere all’uso del telefonino e dei contesti virtuali ad esso
collegati, unito alla spirale del silenzio
attorno ai problemi seri sopra citati e all’assenza di un quadro
legislativo internazionale e intercontinentale che tuteli gli utenti,
non fa altro che render ancora più forte la tesi qui proposta.
Un video molto bello fa capire tanto in proposito.
Il nuovo lusso dei tempi di oggi è questo: vivere senza smartphone.
Tutto nasce con Guglielmo Marconi che, da
autodidatta, inventa il telegrafo senza fili segnando l’inizio della
telecomunicazione. Il successo del telegrafo ha una grande risonanza,
tanto che Mussolini nel 1937 ne intuisce l’importanza e decide di
mettere in commercio la Radio Balilla, un modello di ricevitore a basso
costo: l’intento era quello di diffondere la radio a condizioni
economiche favorevoli anche alle famiglie meno abbienti. L’elevata
diffusione avrebbe consentito una più capillare espansione della
politica di regime. In effetti, essa ha rappresentato il primo vero e
proprio inizio dell’uso dei media a scopo politico.
La Radio Balilla, però, aveva una
particolarità: era “tarata” per ricevere solo determinate frequenze.
Tale aspetto diviene fondamentale durante il periodo della Seconda
Guerra Mondiale, ed infatti molti italiani contrari al Regime Fascista,
intuirono che le notizie erano “manipolate”. Mio nonno Michelangelo
Serpico era uno di questi che, possedendo una Radio Balilla, ne alterò
la gamma di frequenza in ricezione, con la possibilità di ascoltare
Radio Londra delle Forze Alleate, ascoltando le notizie non “filtrate”.
Ovviamente quello che era un vero e proprio “hackeraggio” del ricevitore
era una cosa considerata illegale, tanto che, inizialmente da solo e
poi con una ristretta cerchia di persone, le notizie venivano ascoltate
in soffitta in gran segreto. E come segno di ribellione “spezzò” il
fascio stampato sulla radio…
Qualche leccapiedi del Regime venne a
sapere la cosa e la riferì alle camicie nere, i quali arrestarono mio
nonno nel 1944. Quando il conflitto mondiale volse al termine,
Michelangelo fu liberato ma, ormai malato, morì nel 1945.
Suo figlio Nunzio, mio padre, aveva solo 8 anni.
Fu allora che nacque la passione per la
tecnologia e la comunicazione di mio padre. Da piccolo si appassionò
anche alla meccanica (si costruì da solo la sua prima bicicletta) e
ricordo i suoi racconti di quando era giovane, che lo ritraggono insieme
ai suoi compagni a ricevere e trasmettere con tutto ciò che gli
capitava, nel misero dopoguerra, anche con reti di materassi da bordo di
una zattera in mezzo al mare…
Era l’epoca dei pionieri della
telecomunicazione: libertà di parola e di pensiero, e ovviamente c’erano
le radio “locali” : la sera gli ascoltatori si riunivano e venivano
inscenate vere e proprie commedie improvvisate (mio padre spesso vestiva
i panni di Fortunato, un giovane campagnolo ignorante e genuino….). Ma
l’aspetto goliardico era solo un risvolto della sua profonda passione
per la tecnologia : fu tra i primi in Italia ad acquisire la licenza ad
operare su tutte le frequenze e diventare quindi Radioamatore con il
nominativo di I8XYZ: a lui molto cara, questa sigla personale, un vero e
proprio “nickname”, fu scelto perché rappresentava le ultime 3 lettere
dell’alfabeto.
Libertà e tecnica andavano di pari passo
anche nella sua passione per le moto ed i motori: ancora oggi i vecchi
amici lo ricordano come “Peppino.. girava sempre in motocicletta….”
Con il passare del tempo la tecnologia
faceva passi avanti e deve essere stata una emozione indescrivibile
ascoltare via radio da casa i primi uomini sulla luna e le prime
“chiacchierate” dallo spazio…
Il mio ricordo va alle lunghe serate in
cui in salotto mio padre chiacchierava con i suoi amici della zona, ma a
volte si spingeva anche in collegamenti con l’altra parte del mondo,
sfruttando le antenne che non smetteva mai di perfezionare, e la
propagazione della atmosfera che “aiuta” i collegamenti lontani (DX).
Quando un radioamatore contattava un suo collega, il collegamento veniva
“validato” da entrambe le parti, che annotavano data , ora, sigla e
qualità del segnale e poi provvedevano a spedire una cartolina via posta
come “scambio” dell’incontro: ho una collezione di cartoline da ogni
angolo del Pianeta, anche perché, testuali parole, “la sfida è arrivare
quanto più lontano possibile, contattare amatori in tutto il mondo,
usando la minore potenza possibile. Con centinaia di Watt sono tutti
buoni ma con un buon apparecchio, un filo di rame ed una batteria da
auto ci riescono in pochi…”
Intanto arrivarono le immagini e ricordo
le numerose serate dei primi anni ’80 in cui mio padre inviava e
riceveva immagini in SSTV (una “foto” ogni 7 secondi si andava
componendo sul monitor a cristalli verdi..).
Ho una bella collezione delle “foto” inviate da mio padre…
La mia infanzia è un ricordo molto
piacevole durante il quale passavo le ore a riparare, smontare e tentare
di far partire la vecchia Moto Guzzi Airone di mio padre: dopo ore
passate in garage la domenica mattina, sentire quel rombo che segnava il
nostro successo era davvero emozionante, così come il giretto-premio
del paese. E dopo esserci lavati con la pasta lavamani, si andava su a
pranzo e a vedere la Formula Uno…fu un quel periodo che nacque la mia
passione per le moto ed i motori.
La mia gioventù è anche un ricordo fatto
di serate con amici di mio padre, veri e propri “nerd” o scienziati
pazzi, con laboratori pieni di strumenti elettronici, oscilloscopi,
saldatori, componenti elettronici… molti miei coetanei erano in strada a
giocare a pallone, mentre io mi divertivo a saldare qualche diodo led
con un interruttore su una batteria da 9 V…
Venne poi l’epoca del Commodore 64,
ufficialmente acquistato per studiare o per uso hobbistico, ma poi
finito come macchina da videogames…
Il resto è storia relativamente recente…
si è passato ai Personal Computer : ricordo quando mi iscrissi ad
Ingegneria, mio fratello mi regalò il suo PC con il quale disegnai con
punto per punto la Ferrari n°27 di Jean Alesi: ero pronto per AutoCAD.
E da li sempre a braccetto videogames,
grafica, auto etc fino ad alla metà degli anni ’90. Ero ancora fermo
alle BBS, quando andai a casa di mio fratello, che fu tra i primissimi
ad averlo, e gli chiesi “che cosa è Internet? E lui mi rispose:” E’ come
un giornale”, facendomi vistare dal suo pc il mio primo sito: http://www.ferrari.com.
Da allora si è avuta una spinta alla
volontà di conoscere il funzionamento delle cose, la laurea in
ingegneria, il bevetto di Radioamatore, autodidattica on-line grazie ai
siti di appassionati ed ai forum, oltre a quella di comunicare con le
chat mIRC e poi le videoconferenze ed i giochi in Multiplayer….iPad…
Smartpone..
Tutto questo oggi è nel palmo della nostra mano.
I social network danno a chi lo
controlla, oggi come 80 anni fa, un’enorme potere, per questo invito
chiunque a riflettere ed agire conoscendo meglio il mezzo adoperato.
Prima Berlusconi con la TV, poi Casaleggio etc adesso Renzi con facebook
e carta stampata…
Adesso siamo a Facebook e Whatsapp, che
mi ricordano tanto quello che vedevo fare a mio padre quando ero
piccolo… viaggiare liberi in moto, divertirsi nel condividere le proprie
passioni con altre persone interessate… sempre col ricordo dello
sguardo sognatore di mio padre che forse non avrà viaggiato tanto, ma
era sempre pronto a partire per qualsiasi destinazione: “tutto quello
che la mente umana può pensare si può realizzare: è solo una questione
di tempo.”